Categorie
Storia

La famiglia Agostini di Fontechiari

La famiglia Agostini fu una delle più importanti famiglie della borghesia rurale dell’800 del nostro territorio. Con le leggi Napoleoniche e l’Unita d’Italia acquistarono immensi patrimoni per la messa all’asta dei beni ecclesiastici, demaniali ecc..

Il capostipite fu Don Giovanni Antonio D’Agostino, “chirurgo fisico” di Casalvieri che nel 1743 sposò Rosa Anna Simeone di venti anni più giovane che gli portò in dote questo palazzo e diede con lui origine alla famiglia, trasformando il cognome in Agostini. Restò presto vedova e sostenne da sola il peso della famiglia, ben nove figli.

Queste famiglie per non dividere il patrimonio facevano in modo che uno solo dei figli potesse sposarsi. Gli altri o prendevano la carriera ecclesiastica o convivevano nella stessa casa da celibi, ma non dovevano sottoporsi a grandi rinunce: all’epoca la miseria aguzzava l’ingegno di tante donne che erano molto sensibili al fascino e alla ricchezza dei signori.

Concedevano terre ai contadini con contratti di mezzadria e si servivano di un amministratore-guardiano che vigilava sul rispetto dei contratti, presiedeva alla spartizione dei raccolti, autorizzava il taglio della legna, la caccia nei boschi, la raccolta dei frutti spontanei e prestava attenzione alle ruberie e alle frodi. L’ultimo di cui si ha notizia si chiamava Narduccio. Era il terrore dei mezzadri e proveniva da Posta Fibreno non a caso, il guardiano non poteva essere concittadino dei mezzadri.

Code di asini davanti al palazzo, a seconda delle stagioni, scaricavano uva, olive, grano ed altro che veniva lavorato ed immagazzinato nei sotterranei o nei granai dei piani alti.

Il palazzo, ora di proprietà comunale, risale alla prima metà del 1700 e ha subito un grosso restauro nel 1890. Il frantoio al pianterreno fu inserito nel palazzo prima della sopraelevazione. La grande ruota di molitura e la tecnica di pressaggio a leva con verricello, era in uso prima del ’700, mentre la tecnica a torchio si diffuse nella prima metà dell’800.

La famiglia era custode della regola della confraternita di S.Francesco Saverio e alla fine di ogni processione usava offrire vino e dolci nel salone di casa agli spalloni (quelli che portavano a spalla la macchina del santo).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *