Atina

La città, situata in posizione elevata sulla Valle di Comino, una valle ricca e fertile solcata dal Melfa e dal Mollarino e delimitata da alte emergenze orografiche, si è sempre trovata in posizione ottimale per il controllo di fondamentali vie di percorrenza.

Le origini di Atina si perdono nella notte dei tempi. Secondo la tradizione mitologica la fondazione della città è da attribuire a Saturno, dio dell’Olimpo, il quale, detronizzato dal figlio Zeus, si rifugiò nel suolo italico: qui regnò a lungo dividendo il potere con Giano e dando vita ad una favolosa “Età dell’Oro”.

Secondo la tradizione ottocentesca, invece, fondò cinque città accomunate dall’avere come iniziale la lettera A” e caratterizzate dalla presenza di imponenti fortificazioni difensive. Ancora oggi ad Atina si ricorda Saturno: nello stemma comunale, nel nome di una grotta e nel nome di una piazza principale. Fu talmente potente nei secoli, che Virgilio la descrisse nell’Eneide come una delle città che fabbricavano le armi nell’imminente guerra dei Latini contro Enea.

A partire dal VI-V sec. a. C. è presumibile una presenza volsca, mentre nel IV secolo il centro fu sicuramente sotto il controllo sannita. A causa della sua posizione strategica e delle vicine miniere di ferro, argento e rame esistenti nel complesso dei monti della Meta e delle Mainarde, entrò nella sfera degli interessi romani le cui milizie nel 293 a. C. devastarono l’ager atinatis e incorporarono la città nello stato romano. Atina fu trasformata in prefettura e, in seguito, in un fiorente “municipium” romano capace di ospitare le ville di facoltose famiglie gentilizie.

Da una di queste proviene il grande mosaico a tessere bianche e nere conservato nel salone nobile del palazzo dei Cantelmo.

Patria di grandi personaggi – tanto che secondo Cicerone nessuna città d’Italia poteva dirsi più ricca – Atina fu impreziosita dal foro, dall’anfiteatro, dall’acquedotto e da importanti palazzi e templi.

Le fonti letterarie ricordano che nel 589 d.C. fu distrutta dal duca longobardo Zotone.

In età medievale la storia della città si intrecciò con le vicende del ducato di Benevento.

Dall’XI secolo, la città si ampliò presso la “spianata di San Marco” e sulla collina di Santo Stefano. Il borgo fu protetto da mura di cinta e da torri di controllo e furono costruite la chiesa di Santa Maria Assunta e nuovi luoghi di culto. Nelle lotte di potere tra i diversi feudatari, Atina conobbe un periodo di instabilità finché nel 1348 divenne possedimento del ducato di Alvito retto dai Cantelmo che iniziarono la fabbrica del palazzo ducale. Nonostante l’appartenenza al ducato, mantenne una discreta autonomia, garantita dai propri governatori, che rese possibile un periodo di notevole prosperità.

Nel 1595, dopo l’acquisto del ducato di Alvito da parte dei Gallio, visse un periodo di stabilità politica caratterizzata dalla costruzione di molti palazzi signorili e chiese. Successivamente all’eversione della feudalità il paese continuò ad essere il polo di sviluppo economico della Valle: si costruì la strada Sferracavalli, si edificò la cartiera, si impiantò la Reale Ferriera e il cimitero.

La città moderna, che possiede una tipica conformazione a cuspide e si sviluppa a cerchi concentrici attorno al palazzo ducale, è caratterizzata da emergenze architettoniche che si aprono quasi tutte lungo il fronte edilizio del palazzo stesso: la Cattedrale di Santa Maria Assunta, le residenze dei Visocchi e dei Fasoli, il Palazzo Prepositurale.

Nel tessuto abitativo esterno emergono l’ex convento di San Francesco, la collegiata di Santa Maria, il Museo civico Archeologico, numerosi resti romani.