Gallinaro

Storia di Gallinaro: un borgo con origini altomedievali

Gallinaro è un borgo situato a 558 m s.l.m. su un colle nella Valle di Comino. Il territorio è prevalentemente collinare ed è attraversato dal Rio Mollo. Tra le colline spiccano il Colle Pistillo, Colle Parto, Colle Sgaglioffa, Colle Ippolito, Colle Capoccia e Colle Maggio.

Gallinaro ha origini altomedievali ed era un castello come altri centri della Val di Comino. Nel 1023, il castello di Gallinaro fu oggetto di contesa tra i Conti di Sora e l’imperatore Enrico II, che decise di donarlo ai nipoti del suo sostenitore Melo di Bari. Il normanno Trostaino, con 25 uomini, conquistò il castello.

Il Vescovo Giovanni e la visita dei discendenti di San Gerardo

Un documento del XIII secolo testimonia l’esistenza di una chiesa dedicata a San Gerardo, presso la quale viveva un eremita. Nel Trecento, i discendenti di San Gerardo, Domenico, Pietro e Andrea de Gerardis, visitarono il Santuario e vi fecero donazioni, fondando anche un Ospedale. Durante questo periodo, Gallinaro visse un periodo di pace, tanto che all’inizio del secolo erano presenti ben nove chiese.

Il Vescovo Giovanni, confessore e consigliere della Regina Giovanna I, si distinse in questo periodo. Nel 1600, John Gerard, Penitenziere di San Pietro, donò a Gallinaro una custodia in argento per il braccio di San Gerardo. Tuttavia, in quegli anni la situazione non era rosea: case in argilla, famiglie povere e una vita quasi selvaggia erano all’ordine del giorno. A questo si aggiunsero carestie, pestilenze e incursioni di briganti, come Marco Fiore, famoso razziatore delle cronache del tempo.

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Bartolomeo Baldassari e Loreto Apruzzese: figure di spicco

Il secolo XVIII vide un incremento della popolazione di Gallinaro, che raggiunse i 750 abitanti. L’economia era ancora basata sull’agricoltura, ma solo pochi erano proprietari terrieri, mentre la maggior parte affittava i terreni dalla Chiesa. Tra le figure di spicco vi furono l’Arciprete Bartolomeo Baldassari e Loreto Apruzzese. Il primo diede un importante contributo riordinando l’archivio parrocchiale, ma purtroppo morì in seguito a un tragico assassinio da parte del bandito Gaetano Mammone. Loreto Apruzzese fu invece un rinomato giurista che insegnò Diritto Civile all’Università di Napoli.

Con l’arrivo dei francesi all’inizio del XIX secolo, Gallinaro non subì subito gli effetti delle riforme, ma fu unito al vicino Comune di San Donato per soddisfare la normativa che richiedeva un comune di avere almeno 1000 abitanti.

Gallinaro durante l’Unità d’Italia

Nel 1861, con l’Unità d’Italia, Gallinaro e la Val di Comino mantennero i sentimenti filoborbonici, e il nuovo Stato ridusse gli investimenti nella Terra di Lavoro, causando un aumento dell’emigrazione. Molti abitanti di Gallinaro si trasferirono a Parigi, dove trovarono lavoro come modelli, addirittura posando per il famoso scultore Auguste Rodin.

Fu solo nel Novecento che Gallinaro visse un periodo di cambiamento e modernizzazione, con la creazione di un ufficio postale, un ufficio telegrafico, un circolo operaio, un servizio di corriere e uno sportello bancario.

Il 21 aprile 1948, dopo un referendum, Gallinaro tornò a essere un Comune autonomo.

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