Settefrati

Settefrati: un borgo medievale nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Il borgo medievale di Settefrati, situato su una montagna preappenninica nell’est della Valle di Comino all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è caratterizzato da una pianta circolare e da un’alta torre che domina il paesaggio. Costruito sui resti di un antico insediamento preromano chiamato “Vicus”, il borgo ha preso il nome dai monaci benedettini che vollero onorare i sette figli di Santa Felicita uccisi durante le persecuzioni contro i Cristiani a Roma nel 164 d.C.

Le antiche popolazioni Oscha e Umbra si stabilirono nella zona che oggi costituisce il comune. In particolare, i Volsci, Aurunci, Equi e Sanniti trovarono nell’alta Valle di Comino un luogo ideale per incontrarsi.

Il culto della Dea Mefite e il centro religioso nella Valle di Canneto

La prima era storica, compresa tra V e VI secolo a.C., vide il culto della Dea Mefite e un centro religioso presso le sorgenti del fiume Melfa, nella Valle di Canneto, con un tempio dedicato alla dea. Recenti scoperte hanno confermato l’esistenza del tempio.

L’insediamento più antico nell’area che oggi è il centro storico era la città di Vicus, fondata dopo la distruzione di Cominium da parte dei Romani nel 293 a.C. Durante il dominio romano, la Valle di Canneto rimase un luogo d’incontro per le popolazioni dell’Alto Sangro e del Basso Lazio, e un centro religioso di importanza, come testimoniato dalla continua importanza del Santuario-Oracolo della Dea Mefite.

Nel V secolo d.C. il nome di Vicus fu cambiato in Settefrati (abbreviato da Sette Fratelli) e il tempio presso le sorgenti del Melfa passò dal culto pagano a quello cristiano della Madonna di Canneto. Da allora, è rimasto un importante centro religioso per le comunità della regione Lazio, Abruzzo, Molise e Campania.

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Il periodo dei Visigoti, Ostrogoti e Longobardi, e le scorrerie dei Saraceni

Dopo la dominazione romana, il territorio fu invaso dai Visigoti, governato dagli Ostrogoti e Longobardi, e subì numerose scorrerie dei Saraceni tra l’881 e il 916. Dal IV secolo al XII secolo, il territorio fu un possedimento dell’Abbazia di San Vincenzo e dell’Abbazia di Montecassino, sotto l’influenza e la colonizzazione dei monaci benedettini.

Con l’indebolimento del potere dei Benedettini, il territorio di Settefrati fu governato da diverse famiglie feudali durante i successivi domini normanno, svevo, angioino e del Regno di Sicilia. Questo periodo è associato alla maggior parte dei resti delle fortificazioni ancora presenti sulla rocca di Settefrati.

La distruzione di Settefrati: il terremoto del 1654 e la peste del 1656

Nel XV secolo, il centro di Settefrati fu colpito da numerosi saccheggi e distruzioni da parte di milizie aragonesi.

Nel 1654 un devastante terremoto distrusse gran parte del centro abitato, che fu poi temporaneamente abbandonato a causa della peste del 1656.

La maggior parte delle costruzioni attuali risale ai secoli XVIII e XIX, ma molti edifici conservano ancora le strutture originarie e i particolari architettonici medievali. Inoltre, ci sono resti di bastioni e una torre del XII-XIII secolo, oltre a resti di murature precedenti, che potrebbero essere di epoca pre-romana.

Durante il periodo del Regno delle Due Sicilie, il territorio fu governato da un sistema feudale che ostacolò lo sviluppo agricolo. Le condizioni misere dei contadini hanno anche favorito la diffusione del brigantaggio fino all’inizio del XX secolo.

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