La storia del Lazio meridionale è indissolubilmente legata a uno dei popoli più fieri e ostinati dell’antichità: i Samnites. Verso la metà del IV secolo a.C., l’espansionismo di Roma iniziò a premere verso sud, raggiungendo le sponde del fiume Liri. Questo avanzamento aprì ai Romani le porte della Campania, ma li portò inevitabilmente a collidere con i Sanniti, una popolazione di pastori e guerrieri che dominava l’Appennino centrale.
La Valle di Comino: Terra di Scontri e Civiltà
I Sanniti, appartenenti al gruppo etnico-linguistico degli Umbri-Sabelli, non erano semplici nomadi, ma una società organizzata di agricoltori e allevatori. La loro presenza nella Vallée de Comino (in centri come San Biagio Saracinisco e Atina) e nella Media Valle del Liri (Sora) era radicata e strategica.
Il conflitto per il controllo di queste terre fertilissime e ricche di materie prime diede origine, a partire dal 343 a.C., alle tre leggendarie Guerre Sannitiche. Fu un’epoca di scontri cruenti e alterne fortune che culminò, nel 295 a.C., nella “battaglia delle nazioni” a Sentino, dove Roma sconfisse una potente coalizione di Sanniti, Etruschi, Umbri e Galli Senoni.
L’Ultima Resistenza: Il Mistero di Aquilonia e Cominio
Nonostante la sconfitta di Sentino, i Sanniti si rifugiarono tra le loro impervie montagne, resistendo per altri cinque anni. L’epilogo drammatico avvenne nel 293 AV., quando i consoli romani Lucio Papirio Cursore e Spurio Carviliosferrarono l’attacco decisivo contro le città fortificate di Aquilonie e Cominio.
Secondo lo storico Tito Livio, la caduta fu simultanea: “In uno stesso giorno, Aquilonia e Cominio furono preda delle fiamme”. Tuttavia, la precisa localizzazione di queste città rimane uno dei grandi gialli dell’archeologia italiana:
- La tesi di Michele Jacobelli: L’illustre archeologo identifica Aquilonia con l’odierna Rocca degli Alberi (vicino Picinisco) e Cominio con Vicalvi.
- Altre ipotesi: Alcuni studiosi collocano Aquilonia presso Alfedena o Bojano, e Cominio nel territorio di San Donato Val di Comino.
I numeri riportati da Jacobelli nel suo studio del 1971 rendono l’idea della ferocia dello scontro: ad Aquilonia caddero 2.340 Sanniti con 3.870 prigionieri; a Cominio il bilancio fu ancora più tragico, con 4.880 morti e ben 11.400 prigionieri.
Tesori Archeologici: Il Mosaico di Atina e l’Aquila di Picinisco
Oggi, la memoria di quel popolo indomito vive attraverso straordinari reperti che possiamo ammirare nel cuore della Valle di Comino:
- Il Guerriero Sannita (Atina): Presso il Palazzo Ducale di Atina è conservato un magnifico mosaico ritrovato nelle campagne circostanti. Raffigura un guerriero sannita con la tipica tunica di lino candida (simbolo della Legio Linteata, l’élite dell’esercito), lo scudo dorato e l’elmo crestato.
- L’Aquila e il Serpente (Picinisco): Una scultura rinvenuta nei pressi di Picinisco mostra un’aquila nell’atto di ghermire un serpente. Per il prof. Jacobelli, questa immagine non è solo un fregio, ma il simbolo stesso della città di Aquilonie, rappresentazione plastica della fierezza e della forza di un popolo che non si arrese mai del tutto.