Mura Poligonali di San Fedele a San Donato VC

Le Mura Poligonali di San Fedele: Giganti di Pietra tra gli Ulivi

Immerse tra gli uliveti della Valle di Comino, in località San Fedele (o S. Fele nel dialetto locale), si ergono imponenti testimonianze di una civiltà perduta. Sono le Mura Poligonali (o megalitiche) di San Donato Val di Comino: blocchi di pietra calcarea di dimensioni ciclopiche, sagomati e incastrati tra loro senza l’uso di malta con una precisione ingegneristica che ancora oggi sfida il tempo.

Per chi passa distrattamente, potrebbero sembrare semplici muri di contenimento. Per l’appassionato di storia, rappresentano una delle poche vestigia tangibili delle civiltà italiche dell’Età del Ferro, sopravvissute millenni prima dell’ascesa dell’Impero Romano.

L’Enigma Archeologico: Villa Rustica o l’antica Cominium?

La datazione e la funzione originaria di queste mura dividono ancora oggi gli studiosi, creando un alone di mistero che affascina i visitatori:

  1. L’Ipotesi Romana (II sec. a.C.): Secondo l’illustre archeologo Padre Michele Jacobelli, ci troveremmo di fronte alla basis villae (il basamento) di una monumentale villa rustica romana di età tardo-repubblicana. Il muro serviva a terrazzare il pendio per sostenere l’edificio sovrastante. Gli scavi nella zona hanno effettivamente riportato alla luce necropoli e iscrizioni (oggi custodite nella scuola media locale) che confermano una fiorente attività agricola e residenziale in età imperiale.
  2. L’Ipotesi Sannita (VII sec. a.C.): Altri studiosi retrodatano l’opera al periodo preromano. Le mura potrebbero essere i resti della cinta difensiva della leggendaria Cominium, la roccaforte dei Sanniti, popolo indomito che resistette a Roma fino alla distruzione della città nel 293 a.C. durante le aspre Guerre Sannitiche.

Il Culto della Dea Mefite e le Sorgenti

C’è una terza, affascinante chiave di lettura: quella sacra. La presenza di un fontanile di acqua sorgiva di antichissima origine (risistemato nel XVI secolo) proprio davanti al manufatto, suggerisce che questo luogo fosse un santuario. Il terrazzamento potrebbe aver ospitato un tempio italico dedicato a Mefite, la divinità legata alle acque solfuree, alle sorgenti e alla fertilità dei campi, il cui culto era molto diffuso nell’antica Valle di Comino.

Un Toponimo che racconta la Storia

La località, oggi nota come San Fedele, in dialetto è chiamata “Sante Fele”. Gli storici linguistici suggeriscono che il nome originale non fosse legato al santo attuale, ma derivasse dal latino “Sancte Felix” (Santo Felice o Luogo Felice/Fertile), mantenendo nel tempo un’aura di sacralità che dal paganesimo è scivolata nel cristianesimo.

Visitare le Mura Oggi

Oggi il sito di San Fedele è una nicchia di preziosa bellezza, facilmente raggiungibile in auto e porta d’accesso al versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Passeggiare lungo questi sentieri significa fare un viaggio nel tempo: dai Sanniti ai Romani, fino al Medioevo, immersi in un contesto naturalistico di rara bellezza, incorniciato dalle montagne che hanno visto passare la storia dell’Italia centro-meridionale.